Commento n. 023/2026 NS
Nel dibattito sul futuro strategico dell’Europa, la Groenlandia sta emergendo come un territorio di importanza cruciale, capace di incidere profondamente sugli equilibri geopolitici, economici e tecnologici del continente. Per lungo tempo considerata una regione remota e marginale, l’isola artica rappresenta oggi un crocevia di interessi globali grazie alla sua straordinaria ricchezza di risorse naturali e a una posizione geografica che la colloca al centro delle dinamiche tra Europa, Nord America e Artico. In questo contesto, un maggiore coinvolgimento europeo in Groenlandia potrebbe rafforzare in modo significativo l’autonomia strategica e tecnologica dell’Unione, consentendo al contempo di ristabilire un dialogo più equilibrato con gli Stati Uniti e limitando l’influenza crescente di competitor come Russia e Cina.
La Groenlandia possiede ingenti giacimenti di minerali critici e terre rare, risorse indispensabili per le economie avanzate. Litio, nichel, cobalto, grafite e terre rare sono alla base delle tecnologie chiave del XXI secolo: batterie per veicoli elettrici, sistemi di accumulo energetico, turbine eoliche, pannelli solari, semiconduttori ed elettronica avanzata. Attualmente l’Europa dipende in larga misura da fornitori esterni, con una forte concentrazione delle filiere di estrazione e raffinazione in pochi Paesi, in particolare la Cina. Questa dipendenza rappresenta una vulnerabilità strutturale che mina la capacità europea di perseguire una transizione verde e digitale autonoma. In tale quadro, la Groenlandia offre all’Europa l’opportunità di diversificare le fonti di approvvigionamento e di costruire catene del valore più resilienti.
Accanto alle risorse minerarie, l’isola dispone di un rilevante potenziale energetico. Oltre alle possibili riserve di idrocarburi offshore, la Groenlandia presenta un enorme potenziale idroelettrico, favorito dalla conformazione geografica e dall’abbondanza di risorse idriche. Se sviluppate secondo criteri rigorosi di sostenibilità ambientale, queste risorse potrebbero contribuire alla sicurezza energetica europea in una fase di profonda trasformazione dei sistemi produttivi ed energetici.
La posizione geografica della Groenlandia è un ulteriore fattore determinante. Situata tra Europa e Nord America, l’isola occupa un punto strategico nell’Atlantico settentrionale e lungo le rotte artiche emergenti. Il progressivo scioglimento dei ghiacci sta rendendo sempre più praticabili corridoi marittimi come il Passaggio a Nord-Ovest – una sorta di Canale di Panama del Nord - con potenziali effetti dirompenti sui flussi commerciali globali. In questo scenario, la Groenlandia potrebbe trasformarsi in un nodo logistico di primaria importanza, incidendo sulla competitività europea e sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento.
Dal punto di vista geopolitico e militare, l’Artico è tornato a essere una regione di forte competizione strategica. La Russia ha rafforzato la propria presenza militare e infrastrutturale, mentre la Cina si propone come potenza quasi artica, investendo in ricerca, infrastrutture e accordi economici. In questo contesto, l’Europa rischia di rimanere marginale se non sviluppa una propria strategia coerente. Un maggiore impegno in Groenlandia consentirebbe di rafforzare il presidio europeo in una regione cruciale per il controllo delle comunicazioni, dei sistemi satellitari e delle rotte marittime.
Nel prossimo futuro, il rapporto transatlantico e il ripristino di un clima di cooperazione con gli Stati Uniti dovrebbero rappresentare un elemento centrale di questa strategia. Washington mantiene una presenza storica in Groenlandia, soprattutto in ambito di difesa e sicurezza. Un coinvolgimento più strutturato dell’Europa permetterebbe di riequilibrare il rapporto transatlantico, rafforzando il dialogo strategico e riducendo il rischio di una dipendenza unilaterale dalle priorità statunitensi.
L’esperienza di altre aree del mondo, in particolare dell’Africa, offre un insegnamento rilevante. In molti contesti, il ridimensionamento della presenza europea ha favorito l’ingresso di attori esterni come Cina e Russia, che hanno esercitato un’influenza crescente attraverso investimenti infrastrutturali, accordi energetici e cooperazione militare. Lasciare la Groenlandia priva di un adeguato presidio europeo potrebbe produrre dinamiche analoghe, con effetti di lungo periodo sull’autonomia decisionale del continente.
Tuttavia, qualsiasi strategia europea deve fondarsi sul rispetto delle popolazioni locali e dell’ecosistema artico. La Groenlandia è abitata in larga parte da comunità inuit, portatrici di specifici diritti culturali, sociali ed economici. Un approccio europeo credibile deve promuovere partenariati equi, trasferimento tecnologico, formazione e sviluppo locale, evitando modelli estrattivi predatori.
In conclusione, la Groenlandia rappresenta una leva strategica di primaria importanza per il futuro dell’Europa. Le sue risorse naturali e la sua posizione geografica possono contribuire in modo decisivo all’autonomia strategica e tecnologica europea, rafforzando al contempo il ripristino di un dialogo con gli Stati Uniti e contenendo l’influenza di competitor globali. La scelta per l’Europa non è se la Groenlandia diventerà centrale negli equilibri geopolitici, ma se saprà essere protagonista di questo processo o se ne subirà le conseguenze.
*Direttore Fondazione CSF

It
En



