Federico Fabbrini e Charlie Halford / 28 agosto 2026
Commento n. 049 NS/2026
Dal 1° luglio l’Irlanda ha assunto la Presidenza del Consiglio dell’Unione europea (UE), un ruolo che rivestirà fino alla conclusione di questo semestre il 31 dicembre 2026. La Presidenza semestrale del Consiglio dell’UE – che ai sensi dell’articolo 16(9) Trattato UE compete a rotazione a ciascuno stato membro – consente a Dublino di svolgere un ruolo di leadership centrale nel cuore del processo decisionale dell’UE. Durante il suo mandato, l’Irlanda rappresenterà il Consiglio in dieci diverse configurazioni politiche, dall’agricoltura e dall’ambiente alla finanza; presiederà circa 180 organi preparatori del Consiglio; e guiderà i negoziati a tre sul processo legislativo dell’UE con il Parlamento europeo e la Commissione.
Certamente, il ruolo della Presidenza del Consiglio dell’UE è diminuito nel corso del tempo – per almeno due ragioni. Da un lato, con il rafforzamento dell’UE, la guida di istituzioni quali il Consiglio affari esteri (CAE), o l’Eurogruppo è stata sottratta alla Presidenza semestrale e assegnata ad altri organi – ad esempio l’Alto Rappresentante preside in via permanente il CAE, mentre l’Eurogruppo ha un suo Presidente semi-permanente eletto dai paesi dell’Eurozona. Dall’altro lato, con i vari allargamenti e l’aumento degli stati membri, la frequenza delle Presidenze semestrali si è diluita:
ciò rende più complicato per ogni singolo paese influenzare in modo fondamentale il processo decisionale comunitario guidando il Consiglio per sei mesi ogni 13 anni. Anche per fare fronte a questo problema, il Consiglio ha da tempo istituito un sistema di trio di 18 mesi, per cui i lavori di tre Presidenze vengono coordinate per assicurare migliore efficacia di funzionamento. La Presidenza irlandese segna l’inizio di un Trio insieme alla Lituania (gennaio-giugno 2027) e alla Grecia (luglio-dicembre 2027). I tre paesi che compongono ciascun Trio collaborano in anticipo per sviluppare un programma comune delle attività del Consiglio, che copra l’intero periodo.
Detto ciò, la Presidenza irlandese riveste un significato particolare. Per l’Irlanda (entrata nell’UE nel 1973), questa è l’ottava volta in cui assume la Presidenza di turno, dopo averla ricoperta nel 1975, 1979, 1984, 1990, 1996, 2004 e 2013. Inoltre, per un paese di appena poco più di 5 milioni di abitanti – il 18° stato membro dell’UE per dimensione della popolazione – è comunque sia un grande risultato che una sfida guidare i negoziati, favorire il raggiungimento di accordi tra gli stati membri e contribuire all’attuazione delle leggi e delle politiche dell’UE che incidono sulla vita quotidiana di oltre 450 milioni di persone.
Tra le principali tappe che connoteranno la Presidenza irlandese del Consiglio figurano le riunioni informali e formali del Consiglio Competitività, due riunioni del Consiglio europeo, a ottobre e a dicembre, nonché la riunione della Comunità politica europea (CPE), prevista tra fine ottobre e inizio novembre: come si ricorderà, al CPE è una recente iniziativa, lanciata dal Presidente francese Macron nel 2022, che riunisce due volte all’anno i leader di 47 Paesi europei dell’Europa allargata, al fine di creare sinergie tra l’UE e i paesi del vicinato che anelano ad entrare nell’UE.
Poiché in autunno la CPE si riunisce sempre nella capitale dello stato membro che ha la Presidenza semestrale dell’UE, la CPE avrà luogo a Dublino in quello che sarà il più grande evento del suo genere mai organizzato nella storia d’Irlanda.
L’agenda politica che l’Irlanda è chiamata a gestire è complessa e di grande rilevanza, ed è condizionata dalla guerra in corso della Russia in Ucraina, dal conflitto in Medio Oriente, dalle crescenti tensioni geopolitiche nel commercio globale e dalla continua pressione sulla competitività del modello economico dell’UE. La Presidenza irlandese ha pertanto deciso di organizzare i suoi lavori attorno a tre temi interconnessi, in linea con l’Agenda strategica dell’UE 2024-2029, ovvero: competitività, valori e sicurezza. La Ministra irlandese degli Affari esteri, Helen McEntee, ha definito i tre pilastri della Presidenza come elementi che si rafforzano reciprocamente: La prosperità richiede sicurezza, le società sostenibili dipendono da economie competitive, ed entrambe poggiano su una solida base di valori condivisi.
Tra i tre temi sui quali è realistico aspettarsi maggior spinta da parte della Presidenza irlandese vi è quello della competitività economica. Da sempre l’Irlanda è uno stato membro favorevole al rafforzamento del mercato unico, e infatti il Governo irlandese ha sottolineato l’importanza di attuare l’agenda Letta-Draghi, sostenere la semplificazione normativa e promuovere la resilienza economica dell’UE nel lungo periodo. Tra le misure sulle quali è plausibile aspettarsi un passo in avanti nei prossimi mesi vi è la proposta per un 28° regime unico delle società europee (EU Inc.), nonché il completamento dell’Unione dei risparmi e degli investimenti – anche se è doveroso sottolineare come gli interessi della piazza finanziaria irlandese abbiano sino ad ora impedito la creazione di un’Unione dei capitali.
Tra i temi sui quali la Presidenza irlandese è invece più in difficoltà vi è quello della sicurezza. Come è noto l’Irlanda rimane (assieme ad Austria, Cipro e Malta) uno dei soli quattro stati membri dell’UE che non è parte dell’Alleanza Atlantica (NATO); e al di là della sua storica neutralità politica, l’Irlanda è dotata di limitatissime capacità militari autonome. Questa situazione si è rivelata sempre più motivo di preoccupazione anche da parte degli altri stati membri dell’UE, a causa sia delle crescenti aggressioni ibride portate avanti dalla Russia sia dal fatto che, ad esempio, la quasi totalità dei cavi sottomarini che trasportano dati tra Europa e America transita nelle acque territoriali e nello spazio economico esclusivo dell’Irlanda nell’Atlantico. Consapevole di questa minaccia, il governo irlandese ha recentemente approvato una nuova strategia marittima, e altresì rimosso le regole d’ingaggio (il cd. triple lock) che imponevano approvazione di Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (ONU), Governo e Parlamento per ogni operazione militare. A seguito di questa modifica, l’Irlanda potrà decidere sull’uso della forza sulla base di processi democratici interni, sfuggendo al veto che ormai caratterizza il Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Detto questo, un aspetto interessante della Presidenza irlandese del Consiglio è che il Governo irlandese ha deciso di coinvolgere università e organizzazioni della società civile, invitandole già nella primavera del 2026 a proporre iniziative e incontri, finalizzati ad amplificare la conoscenza dell’Europa e approfondire le tematiche chiavi della Presidenza. Questo modello di apertura, trasparenza e partecipazione è auspicabilmente un modello che verrà seguito anche da altre Presidenze del Consiglio – magari quella dell’Italia nel 2028?
*Federico Fabbrini è Professore ordinario di diritto europeo presso la Dublin City University e Direttore fondatore del Dublin European Law Institute (DELI); Charlie Halford è project coordinator di DELI. DELI è partner della Presidenza irlandese del Consiglio dell’UE per la quale organizzerà quattro eventi nei prossimi quattro mesi.
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*Credits immagine: JLogan - Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7496144

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